Transcription Transcription des fichiers de la notice - Prologue de <em>La conversione del peccatore a Dio</em> Leoni, Giovan Battista 1591 chargé d'édition/chercheur Rattini, Bruno (éditeur) Véronique Lochert (Projet Spectatrix, UHA et IUF) ; EMAN (Thalim, CNRS-ENS-Sorbonne nouvelle) PARIS
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1591 Véronique Lochert (Projet Spectatrix, UHA et IUF) ; EMAN (Thalim, CNRS-ENS-Sorbonne nouvelle). Licence Creative Commons Attribution – Partage à l’Identique 3.0 (CC BY-SA 3.0 FR)
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Italien

La Verità, prologo.

Non dal profondo abisso

De le cose terrene,

O dal segreto sen de la natura,

Dove già senza lume

Mi cercaron tra l’ombre

Gli antichi saggi inutilmente saggi,

Ma da quell’alto abisso

Delle cose celesti

E dal sen di colui che tutto muove,

Spiriti pellegrini, a voi ne vengo,

Sotto forma mortal, forma immortale.

La Verità son io,

Non figliuola del Tempo,

Come credon gli sciocchi,

Ma di quel gran Motor che ’l Tempo regge:

Bella, come vedete,

Ond’altri crede forse

Ch’io sia l’amor del senso, ed io pur sono

L’amor dell’intelletto;

E però qui non venni

Per dilettarvi sol gli occhi o l’orecchie,

Ma perché lusingando

Di fuor gli occhi e l’orecchie

Il suo vero diletto a l’alma i’ porga,

E vi faccia sentir quanto è più caro

E più soave quel piacer interno

Che ne l’oggetto suo gode la mente,

Che non è quell’esterno

Che nell’amata sua gode l’amante.

Qui non vedrete voi gli scherzi e l’arti

O di Davo, o di Siro,

O i vanti di Trasone, o i finti vezzi

Di scaltra meretrice,

O di credulo amante i chiecchi errori,

Insipidi diletti

D’alma che ’l vero ben conosce e cole;

Ma del senso rubelle,

Del mondo traditor, del rio peccato

Imparerete di fuggir gli inganni.

Né d’accidenti tragici e funesti

Vedrete orridi aspetti:

Non di Micene le nefande mense,

O del tebano Edipo

Gli occhi sanguigni e le mortali colpe,

O di quella mal nata e peggio estinta

Sua prole il miserabile duello,

Spettacoli inumani

A chi per carità s’unisce in Dio;

Ma la gloria vedrete

Di magnanimo eroe, che ’l rio peccato

Vinto, e ’l senso rubelle,

E ’l mondo traditor, s’erge a le stelle:

Cara vista, e spettacolo ben degno

D’anima cristiana,

E come tale a voi sen viene, a voi

Si dona, a voi s’inchina

O non men d’opre Cristiana e d’alma,

Che di nome e di grido;

Serenissima donna,

Di quel gran seme nata

Che si può dir d’imperadori e regi

Seminario fecondo,

Ond’uscì quel gran Carlo

A la cui fama ancor treman gli Sciti,

Tremano ancora i Mori,

Onde ’l nome latino, onde ’l Romano

Impero, onde la sede

Del vicario di Cristo, onde la Croce,

Onde il gran nome di Gesù s’essalta:

Quel sempre glorioso e sempre invitto

E da Dio coronato e sacro Augusto,

Che sovra tutti i magni

Magno di titol fu, massimo d’opre;

O alto, e raro, e singolar esempio

Di providenza eterna,

Grande vi fè Natura,

Perché dal seme la grandezza avete,

E grande vi fè Dio,

Perché ’n voi tutte le virtuti infuse;

Era ben degno ancora

Che grande il mondo vi facesse, e ’n grande

Stato vi collocasse,

E che foste di grandi e sposa, e madre,

Né già render poteva

Il suo gran Cosmo al mondo

Altra che voi, che siete

E di sangue, e di titolo, e di merto,

E gran donna, e grand’alma, e gran duchessa.

Ma fra tante grandezze,

Cosa maggior de la virtute in voi,

Né fra tante virtù, virtù maggiore

De la benignità vostra non veggio;

Dunque non isdegnate

Picciol dono, gran donna,

Che se indegna è di voi

L’opra del donator, degno è il soggetto,

E se picciolo è ’l don, grande è l’affetto.

 

Alla Serenissima Madama Cristiana, principessa di Loreno, et Gran Duchessa di Toscana.