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CORREZ - Édition des lettres internationales adressées à Émile Zola


Lettre de Giuseppina de Stefani à Émile Zola du 26 février 1898

Auteur(s) : De Stefani, Giuseppina

Transcription

Texte de la lettrePregiatissima Signora Zola
Se le circostanze l’avessero permesso, saremmo venuti, io e mio figlio, a Parigi, espressamente per avere l’onore di presentare i nostri omaggi al di lei illustre consorte.
Io penso che la vita è triste perché l’uomo è egoista e vile, che è lo stesso che dire malvagio. Per orgoglio, per non voler confessare d’avere errato, si lascia un innocente in prigione, e quale prigione. Per superbia e prepotenza si processa il più nobile e grande uomo che la natura abbia creato ai di’ nostri a conforto ed onore dell’umanità !
12 cialtroni scelti tra l’infima classe della società elevati al seggio di giudici, d’un Zola ; condannano per paura d’una plebe stolta quanto infame per paura delle sciabole. Costoro condanno oggi Zola comme un di’ fu condannato Cristo.
(Sur le côté : noi ricordiamo a suo marito a Firenze quand’egli onorava la bella città colla di lui presenza ne conserviamo il ritratto).
Tale è la mia ambascia ed il mio sdegno ch’io credo avere vissuto troppo. Non sono che una modesta cittadina, non d’altro provveduta che di un cuore capace d’amare tutto quanto è bello nobile grande, Zola ! La Francia non è degna d’annoverarlo fra i suoi figli ma in avvenire quando si rimprovereranno le nere pagine della sua storia, si aggiungerà « Ma però, la Francia ha dato un Zola ! ». Darei anni di vita perché il mio compatriota, di lui padre, l’avesse data all’Italia questa gemma, che invidiamo alla Francia - ed anzi direi che la ci fu defraudata ; dacché è sangue italiano quello che scorre nelle sue vene, è il nostro genio !
Non mi giurì a costoro, ma la tortura della Santa Inquisizione - che libertà, che Repubblica ? Ipocriti, infami … essi rammentano sempre la strage di San Bartolomeo…gli orrori del 93, le carneficine della Comune. Mi perdoni, s’io in questo sfogo francamente esprimo il mio biasimo per un paese ch’è pur sempre il suo ; per un paese che in un momento oscura tutte le sue glorie, e sfida impudentemente il giudizio di tutti gli onesti, sparsi per tutto il mondo. Noi abbiamo seguito febbrilmente il processo Zola e tutte le più minute particolarità dell’affare Dreyfus, col mezzo del Corriere di Milano e del Siècle di Parigi : e pur troppo abbiamo compreso compreso che la parte sana e pure è la minima ; che se così non fosse, i giurati, per Dio, non dovevano uscire vivi da quella scura aula da essi profanata, non che dai suoi indegni rappresentanti, principiando dal Pressidente sino a quei bricconi dei testi in maschera da Generali.
Il modo con cui si condusse questo processo mi ricorda le rafinatezze inquisitoriali. Ma Dio non paga il sabato ! e faccio voti perché tutti coloro che scientemente lasciano penare un innocente, ed osarono toccare Zola, siano, presto o tardi, puniti. Quella larva d’uomo col cuore viperino, incancrenito d’anima e di polmoni è dalla natura condannato sulla terra. Io non credo alla chiesa né ai suoi ministri, io non ho nessuna religione - la mia unica fede è la virtù, il mio dogma : il dovere ! la mia massima è unica « non fare altrui ciò che non vorrei fosse fato a me, io o il mio simile è la stessa cosa - se la verità mi può nuocere, preferisco, soffrire, al mentire. Giusti sono i miei santi, la mia chiesa, il mio altare ; e così ho dato alla Società due uomini onesti nei due miei figliuoli. Infine adoro ed ammiro la natura nelle sue opere perfette, in Zola !
Ella viva serena ed altera dell’Illustre compagno che la sorte le diede e non disprezzi mai : pensi che c’è dappertutto cuori che banno all’unisono del suo e si commuovono a perderne la pace, ai casi di Emilio Zola, che ci appare grande e buono comme il Nazzareno.
Siena 26 fev. 98 fev. Giuseppina de Stefani.

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IMG_20190813_154612.jpg Lettre de Giuseppina de Stefani à Émile Zola du 4 février 1898

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Notice créée par Jean-Sébastien Macke Notice créée le 20/10/2019 Dernière modification le 03/06/2021